​PovertÓ e indigenza. Proposte e programmi dei candidati sindaco di Lecce 2017

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PovertÓ e indigenza Ŕ il tema affrontato con i candidati sindaco di Lecce 2017. I dati Istat raccontano ancora di un Mezzogiorno sofferente, probabile conseguenza di una linea politico - amministrativa ancora non sufficientemente sensibile alle necessitÓ dei cittadini.


Un uomo intento a rovistare nei rifiuti
Un uomo intento a rovistare nei rifiuti

Lecce. Secondo i parametri  Istat, un nucleo familiare è per definizione “povero” quando la sua spesa per i consumi è pari o al di sotto della linea di povertà assoluta, calcolata sull’acquisto di beni e servizi considerati essenziali: una famiglia composta da due adulti, nella fattispecie, vive una condizione di indigenza quando la capacità di spesa mensile è pari a 742, 81 euro se residenti nel Mezzogiorno.

Non più tardi di un paio di giorni fa, a Lecce, un uomo è stato fermato per aver tentato di commettere un furto in un negozio di prodotti dedicati all'igiene intima; un simile reato si può assimilare alla sottrazzione di beni utili alla sopravvivenza come pane, pasta, e alimenti di vario genere. Azioni, queste, che simboleggiano l'importante sofferenza delle fasce deboli della società. 
 
A Roma, la sindaca Raggi, ipotizza l’istituzione del cosiddetto “reato di povertà”, come a voler intendere che fame e stato d’indigenza possano essere classificati come reati. Un’altra chiave di lettura della delicata questione potrebbe rivelare che rei non sono quanti rovistano nelle spazzature o sottraggono indebitamente alimenti e indumenti, ma piuttosto quanti amministrano la cosa pubblica che dovrebbero lavorare per scongiurare questa ipotesi. 
 
Se la povertà può essere considerata "una conseguenza della linea politico – amministrativa e non la causa", è d’obbligo che siano presentate proposte per alleviare la sofferenza delle fasce deboli della società. Leccenews24.it ha dato voce, sulla questione, ai candidati in corsa per la carica di sindaco della città di Lecce.
 
Fabio Valente  (M5S, in attesa di certificazione): 'Secondo un recente studio della Caritas oltre 1.500 famiglie nella città di Lecce vivono sotto la soglia di povertà, il dato è ancor più allarmante se si considera che la nostra città conta solo 94.000 abitanti. I numeri, impietosi, ci regalano uno spaccato della società che non avremmo mai voluto vedere. L’Amministrazione uscente non ha certo brillato per politiche sociali, sia di contrasto alla povertà che verso il problema casa, lasciando campo libero alle associazioni di volontariato che bene hanno operato ma i cui interventi non possono essere incisivi quanto quelli che può mettere in campo l’ente comunale.

Il Movimento 5 Stelle ha proposto il reddito di cittadinanza a livello nazionale come importante misura di contrasto alla povertà. Non avendo avuto l’appoggio del governo centrale, le amministrazioni locali a 5 stelle hanno proposto delle misure analoghe.

Il reddito di cittadinanza locale, così come da noi concepito, è composto da due misure: una di puro sostegno al reddito, l’altra per il reinserimento lavorativo. La prima serve a dare sollievo economico alle famiglie in difficoltà e che non hanno la possibilità di un inserimento/reinserimento lavorativo. La seconda prevede, attraverso protocolli di intesa sottoscritti con le associazioni datoriali o direttamente con le aziende, la possibilità di avviare a tirocini formativi all’interno di aziende che hanno in programma ampliamenti di organico i cittadini in condizioni economiche disagiate.

Questi tirocini in maggior parte pagati dall’Ente e in misura minore dall’azienda, consentiranno di formare del nuovo personale specializzato. Le aziende che poi trasformeranno il tirocinio in contratto di assunzione a tempo indeterminato per un minimo di 24 ore settimanale, al termine del primo anno avranno un contributo da parte del Comune per abbattere ulteriormente il costo del lavoro. Riteniamo che l’adozione di questa misura, oltre ad attenuare la crisi delle famiglie leccesi, dia anche un impulso economico a tutta la città, rimettendo in circolazione le tasse dei cittadini e togliendo dallo stato di indigenza tutti coloro i quali vivono situazioni di disagio economico e sociale'.
  
 Luca Ruberti, Lecce Bene Comune: 'A Lecce come altrove, il disagio sociale non è frutto del caso. Ma è l'effetto dell'arretramento dell'intervento pubblico in economia e di deliberate politiche che hanno abbandonato gli interessi dei lavoratori per abbracciare quelli del peggior capitalismo. La sensazione di precarietà personale, l'aumento delle diseguaglianze e la disgregazione sociale non sono più dunque letteratura. Ma trovano riscontro reale nei numeri - impressionanti per una realtà di neanche 100.000 abitanti - del disagio monitorato e assistito dalle associazioni di volontariato. Non dall'amministrazione comunale.

E invece, occorre riappropriarsi delle prerogative politiche dell'azione del municipio, investire nelle sua capacità di organizzazione e regolamentazione e - uscendo dalla logica della beneficienza e della carità - assicurare i livelli essenziali di assistenza sociale con il coinvolgimento rigenerativo della comunità. Finora la spesa sociale è stata vissuta come puro costo da contenere o abbattere in nome del risanamento, della competizione e del mercato. Ogni intervento sociale, quando c'è stato, è stato ridotto alla funzione puramente riparativa e assistenziale che ha tenuto isolato l'individuo dal contesto e ridotto le politiche sociali a un mercato di prestazioni singole. Con Lecce Bene Comune si cambia! Alla "città competitiva" si risponde con la "città giusta".

Che intanto porta le politiche e i servizi sociali fuori dalla logica del "pareggio di bilancio". Poi le sposta dal versante assistenziale a quello della coesione sociale, investendo nell'integrazione socio-lavorativa, nella diffusione di forme di solidarietà diffusa, nella responsabilità sociale e nelle forme di aggregazione che favoriscano l'auto-aiuto. E dunque, costruisce un nuovo modello di welfare capace di attivare le energie presenti sul territorio per dare risposte articolate - sul versante dei servizi e degli interventi sociali e di cura, in forme di mutualismo e protagonismo dei cittadini - facendo affidamento su una nuova gestione dei beni comuni.  Lavoro sociale, agricoltura sociale, housing sociale, interventi territoriali di mediazione sociale, rigenerazione urbana, laboratori di sviluppo, agenzie dei diritti, saranno tutte leve delle nuove politiche sociali. Ma, restando alle situazioni estreme o dalle emergenze conclamate, la prima misura dovrà riguardare i senza tetto cui andrà assicurato un dormitorio pubblico e dedicato un progetto di reinserimento sociale.


Alessandro Delli Noci (List Civiche e Udc) "Permettere a tutti i miei concittadini di vivere una vita dignitosa, godendo tutti delle stesse opportunità: è questa una delle principali sfide della mia candidatura a sindaco. I dati a disposizione dipingono una città in affanno, con un’alta percentuale di persone che vivono in una condizione di profonda vulnerabilità. Occorre prima di tutto combattere la povertà alimentare rafforzando la rete della solidarietà e usando tutti gli strumenti, anche legislativi, a disposizione (come la legge Gadda contro lo spreco alimentare e dei farmaci).

L’Amministrazione comunale ha il compito di mettere in rete associazioni, caritas, empori solidali, esercenti, commercianti, di fornire loro informazioni e supporto concreto dotandoli  per esempio di camioncini con celle frigorifere che recuperino e trasportino il cibo in esubero dai ristoranti, bar, fino alle mense e nelle case delle persone in difficoltà. Per consentire a tutti  di uscire dalla spirale della povertà occorre partire dai minori, che devono avere tutti le stesse opportunità. Questo significa pari servizi educativi e ricreativi, perché ciascun bambino a prescindere dalla condizione economica della famiglia possa studiare, praticare sport, scoprire e coltivare i propri talenti e vivere la vita che desidera.

Per combattere la povertà bisogna conoscerla e scovarla e per questa ragione bisogna decentralizzare i servizi comunali attraverso degli sportelli sociali nei vari quartieri, dove i cittadini possono recarsi per ottenere aiuto e informazioni utili. Occorre garantire l’assistenza ma occorre anche accompagnare le persone nei processi di inclusione sociale attiva, rimetterli al centro della vita sociale ed è attraverso la formazione e il lavoro che si liberano le persone dal fardello della povertà".
 
Carlo Salvemini (CentroSinistra): 'Ci sono scelte politiche non più rinviabili: rispondere alla domanda di casa che si allarga a fasce sociali sempre maggiori. Sull’emergenza abitativa il mio obiettivo è promuovere un’edilizia sociale agevolata di nuova generazione: in città ci sono 1.250 edifici inutilizzati, troppe case sfitte, troppi provvedimenti di sfratto. Dobbiamo istituire l’Agenzia degli Affitti, prevista da una legge regionale del 2014, per far incontrare domanda e offerta in modo capillare. Sulla lotta alla povertà, le misure messe in campo da Governo nazionale e Regione, cioè Sia e Red,  rappresentano l’unico autentico strumento possibile. I Comuni non hanno risorse e mezzi per potervi fare fronte, se non potenziando e qualificando tutti i servizi. A Lecce va realizzata una mensa comunale, un dormitorio, servizi per la cura della persona, spazi di incontro fra la cittadinanza attiva e chi è in difficoltà. Da qui si deve partire.'
 
 
Mauro Giliberti (CentroDestra): 'Quello della povertà è il grande tema di questa campagna elettorale: per questo il welfare di prossimità e le misure di sostegno al reddito rappresentano il primo dei 7 punti su cui ho costruito il mio programma elettorale. Per rispondere in maniera efficace a questa emergenza ho proposto la carta famiglia, una tessera per l’acquisto di beni di prima necessità fornita dall’amministrazione comunale alle famiglie bisognose da utilizzare nei mercati rionali. Un milione e 200mila euro l’anno che potranno essere spesi per generi alimentari e prodotti per l'igiene della casa e della persona dalle famiglie in difficoltà nei mercati, per creare una rete fra i commercianti più sofferenti e i cittadini più bisognosi. 

Anche la casa rappresenta un bene primario imprescindibile al quale ho riservato particolare attenzione: servono più alloggi di edilizia residenziale pubblica, oltre a interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria da programmare e realizzare con continuità. Un’altra sfida importante sarà quella del “Dopo di noi”, strutture che si prendono cura dei disabili quando i genitori non hanno più la forza di farlo o non ci sono più.
Attualmente ci sono 16 posti: bisogna almeno raddoppiarli sopraelevando l’edificio esistente o creandone uno nuovo nella zona 167. In via Bernardino Realino c’è poi un immobile che vorrei destinare all’accoglienza dei senzatetto: il progetto c’è ed è stato già approvato dalla Regione.'

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