La musica come messaggio di pace: a Copertino il pianista di Yarmouk Aeham Ahma

Si terrà sabato 18 febbraio un'emozionante rassegna culturale itinerante nell'ex Convento delle Clarisse di Copertino nell'ambito di 'Fineterra - Salento Negroamaro'. La musica di Aeham Ahnma per la prima volta nel territorio salentino.


Aeham Ahmad (ph. Ansa.it)
Aeham Ahmad (ph. Ansa.it)

Copertino. Aeham Ahma è un rifugiato politico che come altri ha una storia difficile alle spalle, iniziata a Yarmouk, in Siria, campo profughi palestinese a sud di Damasco. Qui ha vissuto momenti drammatici ed ha affrontato gli orrori della guerra.
Un ragazzo come tanti, vittima innocente degli interessi economici, ma che ha voluto reagire, portando il suo pianoforte per le strade. In mezzo al desolante scenario delle macerie, delle case distrutte, squarciate dai raid aerei.
È lì che lui suonava le sue composizioni. Aveva deciso di rispondere, tra un bombardamento e un altro con il suono della musica, strumento per lanciare un messaggio di pace e speranza. Lo ha fatto fino a due anni fa perché costretto anche lui a fuggire dalla guerra dopo che i miliziani dell’Isis hanno incendiato il suo adorato pianoforte. Non solo: hanno assassinato un bambino che stava assistendo alla sua esibizione.

Per la prima volta nella nostra terra, si esibirà sabato 18 febbraio, a Copertino, nell’ambito della rassegna culturale itinerante “Fineterra – Salento Negroamaro”, in collaborazione con l’associazione Salento Crocevia G. Giannotti, attiva dal 2009.  L’evento è promosso dall’Istituto di Culture Mediterranee con il sostegno dell’assessorato alle Industrie culturali e turistiche della Regione Puglia, in collaborazione con i Cantieri Teatrali Koreja, Compagnia Teatrale “La Busacca e Claudio Prima” e con i comuni di Andrano, Casarano, Castrignano de’ Greci, Copertino, Cursi, Martano, Nardò, Otranto, Squinzano e Tuglie. Il “pianista di Yarmouk”, come è stato ribattezzato, in seguito alle sue performance, ha commosso il mondo, da un anno e mezzo si è rifugiato in Germania insieme alla sua famiglia ed oggi la sua vita è cambiata, lui è un’altra persona, è un pianista di professione.

"È un bel momento per me, ma restano la tristezza e la preoccupazione. Per questo non mi limito a suonare nei teatri: lì guadagno dei soldi per la mia famiglia, ma non smetto di fare concerti per strada, gratis, per la gente. Sono convinto che la musica possa essere uno strumento utile per fare in modo che della guerra in Siria si continui a parlare, ma anche per stimolare un dialogo, per creare un ponte tra i popoli, tra chi è più fortunato e chi non lo è", afferma in un’intervista. Aeham ha ritirato a Bonn il Premio Beethoven per l’impegno a favore di “diritti umani, pace, integrazione e lotta alla fame”.

Nell’agosto 2016 ha pubblicato il suo primo disco, Music For Hope, una ventina di tracce che raccontano il dramma della guerra in Siria fondendo la musica classica con il canto arabo che sarà parte integrante del tour italiano cominciato a Locorotondo il 6 gennaio. Aeham Ahma è la testimonianza di come La musica dà conforto, coraggio e gioia anche dove terrore e angoscia oscurano il futuro”.

di Serena Pacella Coluccia
 

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