Telefoni e computer sottratti al titolare per oltre 100mila euro: condannato dipendente infedele

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L'imputato dovrÓ anche risarcire l'amministratore della societÓ in separata sede che si Ŕ costituito parte civile ed Ŕ difeso dagli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna. I fatti contestati si verificarono tra l'inizio di gennaio 2008 e la fine di dicembre del 2010.


Sottrae telefoni e computer del valore di 100mila euro
Sottrae telefoni e computer del valore di 100mila euro

Dal Salento. Si sarebbe impossessato di cellulari e computer per un valore di oltre 100 mila euro. Marco Nobile, 34enne di Copertino, dipendente di un negozio di telefonia è stato condannato a 6 mesi (pena sospesa) ed al pagamento di una multa di 500 euro. Rispondeva del reato continuato di appropriazione indebita.
  
La sentenza è stata emessa, nelle scorse ore, dal giudice monocratico della prima sezione penale, Michele Guarini. L'imputato dovrà anche risarcire l'amministratore della società in separata sede.  Infatti la persona offesa, un 72enne di Copertino titolare della ditta individuale  presso cui era impiegato Nobile, si è costituita parte civile ed è difeso dagli avvocati  Giuseppe e Michele Bonsegna. Nobile è invece assistito dal legale Anna Inguscio.
  
I fatti contestati si verificarono tra l'inizio di gennaio 2008 e la fine di dicembre del 2010. Il 34enne copertinese lavorava presso una rivendita di apparecchi elettronici di Veglie, situata in pieno centro cittadino.  In questo lasso di tempo, oltre a vendere telefonini, pc, chiavette ed altri accessori, avrebbe sottratto la merce all'insaputa del proprietario, suo concittadino.
  
Le indagini sono state condotte dal pubblico ministero Giovanni Gagliotta, a seguito di denuncia presentata dal titolare del negozio. A seguito di accertamenti degli uomini della polizia giudiziaria  e grazie alle testimonianze di persone informate dei fatti , sarebbero emerse una lunga serie di "sparizioni" quanto meno sospette. Durante il 2008, Nobile si sarebbe appropriato ingiustamente di beni aziendali, per una valore complessivo di oltre 50mila euro. Nel biennio successivo il dipendente infedele avrebbe continuato a intascarsi la merce. Tra il 2009  ed il 2010, l'ammanco è stato quantificato in oltre 54.000 euro. 
 

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